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ECM – 36

Ermanno Bonagurio 27/06/2021

Dino Saluzzi

“La musica è implicita in tutte le persone.. È solo che i musicisti sono quelli che la tirano fuori,
perché sanno come darle corpo e forma. […] Se sei autentico e aperto a ricevere influenze da ciò
che ti circonda, sicuramente esprimerai ciò che ti circonda”.
Figura chiave della musica contemporanea sudamericana, Dino Saluzzi nasce nel 1935 nel paesino di
Campo Santo, nel nord dell’Argentina. “Mio padre lavorava in una piantagione di zucchero e, nel tempo
libero, suonava il bandoneon e studiava il tango e la musica folcloristica. Non c’erano libri, né scuole, né
radio, niente. Tuttavia mio padre seppe trasmettermi un’educazione musicale; musica che poi, studiando,
mi sono reso conto di conoscere già, non dal punto di vista della ragione o della razionalità, ma in
modo diverso, strano, quello che si produce per trasmissione orale”. Quella nozione di centralità della
trasmissione orale della cultura è quella che da allora è rimasta forte nell’identità musicale di Saluzzi.
Saluzzi ha iniziato a suonare professionalmente mentre studiava a Buenos Aires, dove ha incontrato
Astor Piazzolla, allora in procinto di plasmare l’idioma del Tango Nuevo. Nel 1956 Saluzzi ritornò nel
distretto rurale di Salta per concentrarsi sulle sue composizioni, ora incorporando consapevolmente
elementi di musica popolare.
La discograa ECM di Saluzzi è stata lanciata nel 1982 con un album solista, Kultrum, un esempio spontaneo
dell’arte del bandoneonista come “narratore” e il primo di molti “ritorni immaginari” nelle città e
nei villaggi della sua infanzia. Dai primi anni ’80 sono tanti gli incontri con i musicisti jazz: Charlie
Haden, Palle Mikkelborg e Pierre Favre (C’era una volta – Far Away in the South); Enrico Rava (Volver);
Marc Johnson (Cité de la Musique); Tomasz Stanko e John Surman (in From the Green Hill di Stanko);
Palle Danielsson (Responsorium); e Jon Christensen (Senderos). La musica da camera di Saluzzi per
bandoneon e archi su Kultrum, una collaborazione con il Rosamund Quartett, ha cancellato le linee di
demarcazione tra composizione e improvvisazione, tra musica cosiddetta seria e popolare.
In diversi progetti Saluzzi è stato accompagnato dal glio chitarrista José, che ha registrato per la prima
volta con lui, all’età di tredici anni, come batterista sui Mojotoro. L’intero clan Saluzzi è pieno di talenti
musicali stravaganti e Dino ha spesso fatto tournée con parenti di sangue e suoceri come la Saluzzi
Family Band. Se tutta l’opera di Saluzzi riguarda, in qualche modo, la sua terra e i suoi ricordi, i dischi di
famiglia sono tra le sue espressioni più pure. Come scrisse Leopoldo Castilla nelle note di copertina
dell’uscita del 2014, El Valle de la Infancia: “La musica sembra sconnata, più della musica, una vera evocazione
di persone e luoghi. Il bandoneon respira l’aria della canna da zucchero bruciata nella valle di
Siancas a Salta, in Argentina.




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